C’è un’idea di scuola che non contrappone il passato al futuro, la tradizione all’innovazione, il libro alla tecnologia, il greco antico all’intelligenza artificiale. È l’idea di una scuola capace di riconoscere che le radici culturali più profonde possono diventare terreno fertile per progettare nuovi modelli di apprendimento, valutazione e certificazione delle competenze.

La prima edizione della certificazione della lingua greca antica in Lombardia, promossa dall’USR per la Lombardia in collaborazione con gli Atenei lombardi in cui è attivo il corso di Lettere classiche — Università Cattolica di Milano, Università degli Studi di Milano e Università di Pavia — e con la Rete dei Licei Classici lombardi, rappresenta esattamente questo: un ponte tra memoria culturale e innovazione didattica. Il progetto si colloca nel solco di un percorso avviato da USR Lombardia già nel 2018 con la rilevazione annuale delle competenze di greco e si affianca alla consolidata certificazione delle competenze di latino, che nell’anno scolastico 2025/2026 coinvolge 2.137 studenti.

Certificare il greco antico: un gesto moderno

A prima vista, l’espressione “certificazione del greco antico” potrebbe sembrare quasi un ossimoro. Siamo abituati ad associare le certificazioni linguistiche alle lingue vive, alla mobilità internazionale, al mondo del lavoro, all’inglese, al francese, allo spagnolo, al tedesco.

Eppure proprio qui si colloca il valore innovativo dell’iniziativa: riconoscere che anche una lingua antica può essere oggetto di una valutazione trasparente, progressiva, comparabile, fondata su standard condivisi.

Certificare il greco non significa ridurre una grande tradizione culturale a una griglia tecnica. Significa, al contrario, renderne più visibili le competenze effettivamente sviluppate dagli studenti: capacità di analisi, rigore logico, attenzione alla struttura del testo, interpretazione, consapevolezza lessicale, pensiero critico.

In un tempo dominato dalla velocità informativa, dall’automazione cognitiva e dalla produzione istantanea di contenuti, lo studio del greco antico diventa quasi un esercizio di resistenza intellettuale. Costringe a rallentare, a distinguere, a verificare, a non accontentarsi della superficie. Esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nell’era dell’intelligenza artificiale.

Una lingua antica dentro un ecosistema digitale

Le prove per i livelli A1 e A2 si svolgono il 6 maggio nei laboratori informatici delle scuole aderenti, mentre la prova per il livello B1 è prevista il 7 maggio in presenza presso l’Università Cattolica di Milano.

Questo elemento è particolarmente significativo. La certificazione non vive in una dimensione astratta o puramente accademica, ma si traduce in un dispositivo organizzativo, tecnologico e didattico concreto. Richiede piattaforme, procedure, ambienti digitali, gestione dei dati, tracciabilità, coerenza tra obiettivi formativi e strumenti valutativi.

È qui che il contributo ICT e AI diventa parte integrante della progettazione.

Non si tratta semplicemente di “digitalizzare” una prova, caricando domande su una piattaforma. La vera questione è molto più profonda: costruire un ambiente di certificazione affidabile, accessibile, coerente, capace di restituire risultati significativi e di sostenere un modello valutativo rigoroso.

In questo senso, la tecnologia non sostituisce la competenza disciplinare. La serve. La organizza. La rende scalabile. La protegge da improvvisazioni e opacità.

Tradizione classica e intelligenza artificiale: una relazione necessaria

Il comunicato dell’USR per la Lombardia richiama esplicitamente il valore delle competenze sviluppate dallo studio del greco antico anche “nell’era della rivoluzione dell’Intelligenza artificiale”.

È un passaggio cruciale.

L’intelligenza artificiale generativa ci pone davanti a una sfida culturale enorme: produrre testi non è più, di per sé, una prova sufficiente di competenza. Una macchina può generare sintesi, traduzioni, parafrasi, commenti, mappe concettuali, perfino interpretazioni apparentemente sofisticate.

Ma comprendere davvero un testo è un’altra cosa.

Il greco antico educa proprio a questa differenza. Non basta ottenere un risultato plausibile. Occorre ricostruire il percorso. Bisogna riconoscere le forme, valutare le dipendenze sintattiche, cogliere il peso delle parole, distinguere ciò che è possibile da ciò che è fondato.

In questo senso, le lingue classiche possono diventare uno straordinario laboratorio di educazione critica all’AI. Non perché siano “contro” la tecnologia, ma perché insegnano ciò che la tecnologia non garantisce automaticamente: il controllo del significato.

La certificazione come strumento di orientamento

Un altro aspetto rilevante riguarda l’orientamento.

La certificazione consente agli studenti di misurarsi con standard qualitativi riconoscibili, rafforzando il raccordo tra scuola secondaria e università. Non è solo una prova finale, ma un’esperienza di autovalutazione e consapevolezza. Permette agli studenti di comprendere meglio il proprio livello, di documentare le competenze acquisite, di valorizzarle nel curriculum dello studente e di portarle dentro il percorso orientativo che accompagna anche il colloquio dell’Esame di Stato.

Questo punto merita attenzione.

Troppo spesso il curriculum dello studente viene percepito come un contenitore amministrativo. In realtà, può diventare uno spazio narrativo e documentale nel quale lo studente ricompone il senso del proprio percorso: ciò che ha studiato, ciò che sa fare, ciò che ha scelto di approfondire, ciò che può diventare un elemento identitario nella prosecuzione degli studi.

Una certificazione di greco antico, in questa prospettiva, non è un ornamento per pochi. È una dichiarazione di metodo: anche le competenze umanistiche devono poter essere rese visibili, descritte, certificate e riconosciute.

Il ruolo della scuola lombarda

L’iniziativa lombarda si inserisce in una storia di lavoro non episodico. La presenza della Rete dei Licei Classici, con il Liceo Classico Sarpi di Bergamo come scuola capofila, e la collaborazione con tre importanti Atenei del territorio, mostra una modalità matura di governance educativa: scuola, università e amministrazione lavorano insieme non per aggiungere un adempimento, ma per costruire un modello.

È questo, probabilmente, uno degli aspetti più importanti del progetto.

L’innovazione didattica non nasce quasi mai da un singolo strumento. Nasce quando una comunità professionale condivide obiettivi, linguaggi, criteri, documenti, sillabi, lessici essenziali, modalità operative e responsabilità.

Nel caso della certificazione del greco antico, la pubblicazione dei sillabi per i livelli A1, A2 e B1 e dei relativi lessici essenziali rappresenta una scelta di trasparenza e di sistema. Non si valuta ciò che resta implicito. Si dichiarano gli obiettivi, si esplicitano i livelli, si costruisce un terreno comune tra docenti, studenti, scuole e università.

Una sfida anche tecnologica

Partecipare a questo progetto come esperto ICT e AI significa collocarsi in un punto di intersezione particolarmente interessante: quello tra contenuti ad altissima densità culturale e infrastrutture digitali a supporto della valutazione.

La domanda decisiva non è: “possiamo usare la tecnologia per il greco antico?”

La domanda corretta è: “quale tecnologia è coerente con la natura di una prova che misura comprensione, analisi, competenza linguistica e rigore interpretativo?”

In altri termini, il digitale non deve banalizzare la complessità. Deve renderla gestibile.

Una prova ben progettata, supportata da strumenti digitali adeguati, può favorire uniformità di somministrazione, raccolta ordinata dei risultati, maggiore efficienza nelle procedure, possibilità di analisi dei dati, controllo delle condizioni operative e restituzione più chiara degli esiti.

Ma tutto questo ha senso solo se resta salda la cornice culturale. La tecnologia è un mezzo. Il fine è la qualità della valutazione.

Greco antico e competenze trasversali

Il valore formativo del greco antico non può essere ridotto alla traduzione. Studiare greco significa esercitare una forma alta di problem solving. Ogni frase è un sistema complesso. Ogni parola va collocata in una rete di relazioni. Ogni scelta interpretativa richiede ipotesi, verifica, revisione.

Sono dinamiche profondamente vicine alle competenze richieste oggi nei contesti scientifici, tecnologici e professionali avanzati.

Analizzare un periodo greco significa, in fondo, lavorare su un sistema strutturato di segni. Significa riconoscere pattern, formulare inferenze, gestire ambiguità, valutare probabilità interpretative. Non siamo lontani da alcune competenze che oggi associamo al pensiero computazionale, alla modellizzazione, alla logica, alla data literacy.

La differenza è che il greco antico aggiunge a tutto questo una dimensione umana e culturale irrinunciabile: il testo non è solo struttura, è voce; non è solo codice, è civiltà.

La modernità delle discipline classiche

Uno degli equivoci più persistenti del dibattito educativo contemporaneo è l’idea che l’innovazione coincida sempre con l’abbandono del passato.

La certificazione del greco antico dimostra il contrario.

Una disciplina è moderna non quando rinuncia alla propria identità, ma quando sa ripensare i propri strumenti, rendere espliciti i propri obiettivi, dialogare con il presente, mostrare il proprio valore dentro nuovi scenari formativi.

Il greco antico non ha bisogno di essere “attualizzato” in modo superficiale per continuare a parlare agli studenti. Ha bisogno di essere insegnato, valutato e riconosciuto con strumenti all’altezza della sua complessità.

La certificazione va esattamente in questa direzione: non semplifica il greco, ma ne rende più leggibile il valore.

Conclusione: il futuro ha radici lunghe

La prima certificazione della lingua greca antica in Lombardia è molto più di una prova. È un segnale culturale.

Dice che la scuola può innovare senza impoverire. Che il digitale può sostenere le discipline umanistiche senza ridurle a procedure. Che l’intelligenza artificiale non rende superfluo il pensiero critico, ma lo rende ancora più necessario. Che la tradizione classica non appartiene a un museo, ma può abitare pienamente la scuola del futuro.

In un tempo in cui tutto sembra dover essere immediato, misurabile, generabile e consumabile, il greco antico ci ricorda che comprendere è un’operazione lenta, esigente, stratificata.

E forse proprio per questo, oggi, è straordinariamente contemporaneo.