di Gianfranco Bordoni

Introduzione

La scuola non può più permettersi di restare in ritardo sul proprio tempo. In un mondo attraversato da transizioni profonde – ambientale, digitale, sociale – il ruolo dell’istruzione si ridefinisce non solo come trasmissione del sapere, ma come costruzione di capacità critiche, adattive e collaborative. Il report “Il futuro dell’istruzione” di Google for Education offre una cornice di riflessione ampia e articolata, utile anche per leggere le dinamiche in atto nelle nostre scuole.

Tre assi di trasformazione: persone, pratiche, spazi

Il documento si articola attorno a tre linee strategiche:

  1. Persone – Formare cittadini consapevoli, capaci di affrontare l’incertezza, lavorare in team, ragionare in modo critico. La scuola deve diventare un ambiente di apprendimento per la vita, promuovendo benessere, fiducia e senso di appartenenza.
    2. Pratiche – Superare la trasmissione lineare del sapere per abbracciare modelli attivi, personalizzati e immersivi, dove la tecnologia – e in particolare l’intelligenza artificiale – diventa un alleato potente, ma non neutrale.
    3. Spazi – La trasformazione non è solo metodologica, ma strutturale: richiede ambienti fisici e digitali flessibili, inclusivi, interoperabili. La tecnologia deve essere invisibile, integrata, funzionale al progetto pedagogico.

L’intelligenza artificiale tra hype e responsabilità

Tra i temi più attuali, l’IA occupa un posto centrale. Il report la descrive come una leva trasformativa, capace di personalizzare l’apprendimento, generare nuovi contenuti, offrire feedback immediato. Ma sottolinea anche i rischi etici, cognitivi e culturali di un uso acritico. Non basta introdurre strumenti: serve formazione docente, consapevolezza critica e un impianto valoriale solido.

In questo senso, il riferimento a policy scolastiche, codici etici e alle nuove responsabilità dei dirigenti scolastici diventa cruciale. La sfida è costruire ecosistemi educativi sostenibili, non solo esperimenti episodici.

E in Italia? Uno sguardo dalla Lombardia

La recente rilevazione condotta con le scuole lombarde mostra un sistema in fermento ma non ancora maturo:
– L’IA è conosciuta, sperimentata, ma raramente inserita nei documenti strategici.
– La formazione è percepita come essenziale, ma spesso lasciata all’iniziativa dei singoli.
– Pochi istituti monitorano l’impatto delle tecnologie o consultano il DPO prima di adottare nuovi strumenti.
– Le collaborazioni e le reti esistono, ma restano disomogenee e poco visibili.

Questo scenario conferma l’urgenza di accompagnare le scuole in un processo strutturato di innovazione, che tenga insieme visione, governance, competenze e infrastrutture.

Conclusioni: non serve più innovare, serve trasformare

Il futuro non è qualcosa da prevedere, ma da progettare. E la scuola ha il compito – forse il più delicato – di progettare il futuro delle persone. Non si tratta di aggiungere dispositivi o piattaforme, ma di ripensare il modo in cui insegniamo, impariamo, viviamo la conoscenza. L’intelligenza artificiale, in questo percorso, può essere un acceleratore straordinario. A condizione che la guida resti saldamente umana.

Gianfranco Bordoni è esperto di ICT, sicurezza informatica e intelligenza artificiale applicata all’istruzione. Coordina l’Équipe Formativa Territoriale della Lombardia.